Superare la balbuzie

Counseling e balbuzie: sensibilizzazione al problema e condivisione

Desidero iniziare lasciandovi come spunto delle testimonianze, storie di vita di bambini balbuzienti che con la loro ironica e commovente trasparenza ci possono avvicinare, in modo diverso, alla comprensione di cosa significhi soffrire di balbuzie.
I brani che seguono sono tratti da due romanzi in parte autobiografici .

Da “ A casa di Dio”, David Mitchell, 2007 Edizioni Frassinelli :

Miss Throckmorton ci aveva fatto giocare all’Impiccato alla lavagna, un pomeriggio in cui il sole entrava dalla finestra. Sulla lavagna c’era scritto :
SC----IO-O
Qualunque scemo ci sarebbe arrivato, così alzai la mano. Miss Throckmorton disse: ”Si, Jason?” e quello fu l’esatto momento in cui la mia vita si divise tra Prima dell’ Impiccato e Dopo l’Impiccato. La parola “scricciolo” mi rimbombava nel cranio, ma non voleva uscire. Riuscii a pronunciare la S, ma più forzavo il resto e più il cappio si stringeva. Ricordo Lucy Sneads che bisbigliava qualcosa ad Angela Bullock, soffocando una risatina. Ricordo Robin South che fissava quello strano spettacolo. Avrei fatto lo stesso se non si fosse trattato di me. Quando un balbuziente balbetta, gli escono gli occhi dalle orbite, diventa paonazzo e trema come se stesse facendo un braccio di ferro con un avversario troppo forte e poi bocbocboccheggia come un pesce nella rete. Dev’essere una scena piuttosto divertente. Solo che per me non lo fu affatto. Miss Throckmorton stava aspettando. Ogni bambino della classe stava aspettando. Ogni corvo e ogni ragno di Black Swan Green stavano aspettando. Ogni nuvola, ogni macchina su ogni autostrada, perfino la Tatcher alla Camera dei Comuni si era raggelata e ascoltava, osservava e pensava: Che cavolo sta succedendo a Jason Taylor ? Ma per quanto fossi scioccato, spaventato, senza fiato e pieno di vergogna, per quanto stessi facendo la figura del ritardato, per quanto odiassi me stesso per non essere capace di pronunciare una semplice parola nella mia lingua, non riuscivo a dire “scricciolo”. Alla fine dovetti rispondere: ”Non sono sicuro, Miss” e Miss Throckmorton disse: ”Capisco”. Anche lei aveva capito. Telefonò a mia mamma quella sera e una settimana dopo fui portato da Mrs de Roo, la logopedista della Malvern Link Clinic.


Da “Non ora, non qui”, Erri De Luca, diciannovesima edizione settembre 2007, Universale Economica Feltrinelli :

Un racconto che mi segue dalla più remota memoria dice di un angelo che tocca la bocca dei bambini nell’ora della nascita. A me doveva aver dato un colpetto più forte, perciò ero balbuziente. Questa era la variante della leggenda che mi veniva raccontata. Nelle notti del bambino che fui veniva spesso un angelo a bussare alla mia bocca, ma io non riuscivo ad aprirla per dirgli il benvenuto. Dopo un po’ se ne andava e nel buio restavano le sue piume e le mie lacrime. Non raccontavo queste cose, però pensavo che gli adulti conoscevano male le storie, male la mia.
… Alla mensa della bella casa non c’era più modo di essere leggeri. Ai tuoi bollettini di visite agli insegnanti non potevo replicare. Avrei cominciato ad arrancare con le parole e tu ti saresti irritata ancora di più. Pensavi che lo facessi apposta. E’ un pensiero che non ho respinto, perché bisogna portare la responsabilità delle proprie debolezze e il tuo dubbio che fossi addirittura colpevole volontario mi dava un po’ di forza. Una volta, per esasperazione verso il mio difetto, mi accusasti di balbettare ad arte. Nel silenzio stralunato che mi colse, sentii un onore segreto: mi avevi regalato una abilità attribuendomi un governo di quell’accidente.
… Tutto questo passava per la mente di quel bambino che rompeva i giocattoli ? Tutto questo e molto di più, ma non le parole per dirlo.

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